Neuropsicomotricità: come può migliorare lo sviluppo del bambino?

15/10/2025
Neuropsicomotricità: come può migliorare lo sviluppo del bambino?

Emozioni, rapporti sociali, abilità motorie e molto altro.
Il percorso di crescita del bambino è delicato e prevede diverse tappe, tutte correlate tra loro. Interventi di prevenzione, cura e riabilitazione da condizioni neurologiche o deficit motori spesso trascurati o dei quali non ce ne accorgiamo, possono influenzare in modo positivo le successive fasi dell’adolescenza e della maggiore età.

In cosa può aiutarci il Terapista della Neuro e psicomotricità dell’ età evolutiva?

Scopriamolo insieme a Hilary Erba, Neuro e psicomotricista di For Me, dove collabora all’interno di un’équipe multiprofessionale di Neuropsichiatria infantile e Pediatria, insieme a Fisioterapisti, Osteopati ed Esperti in Riabilitazione Neurologica.

Che cos’è la Neuropsicomotricità?
La Neuropsicomotricità è una pratica educativa, preventiva e terapeutica , che considera l’esperienza corporea come elemento fondamentale dello sviluppo del bambino.

La Neuropsicomotricità, basandosi sull’espressività del bambino, lavora sul corpo e sulle capacità di interazione con chi gli sta vicino, con i suoni e con gli oggetti che lo circondano, agendo non solo sull’ abilità motoria, ma anche sulla sfera emotiva, relazionale e cognitiva.

Chi è il Terapista della Neuropsicomotricità?
Il Terapista della Neuropsicomotricità dell’ età evolutiva (TNPEE) è il professionista sanitario che svolge, in collaborazione con altri specialisti (Neuropsichiatra, Psicologo, Neurologo, Pediatra, Podologo, Fisioterapista, Osteopata ed Esperto in Riabilitazione) interventi di prevenzione, educazione e trattamento dei disturbi dello sviluppo , nel rispetto della globalità psico-fisica del bambino.

Attraverso il gioco, mezzo principale a disposizione del bambino per conoscere se stesso e l’ambiente, il terapista della neuropsicomotricità, ponendosi con un atteggiamento empatico, sostiene e favorisce lo sviluppo globale e armonico del bambino.

Quando si interviene attraverso la Neuropsicomotricità?

  1. In ambito educativo-preventivo, dove si sostiene uno sviluppo psicomotorio armonico, prevenendo disagi nelle relazioni e nell’ apprendimento. La neuropsicomotricità relazionale è rivolta a tutti i bambini, soprattutto se insicuri, impacciati e timidi.
  2. In ambito terapeutico, rivolto ai bambini che presentano disturbi dello sviluppo, nei quali è necessario sostenere quelle abilità in cui si riscontrano difficoltà. Rientrano in questo punto i seguenti casi:
  • Ritardo globale di sviluppo
  • Disturbi della coordinazione motoria (impaccio, maldestrezza, disprassia)
  • Disturbi dello spettro autistico
  • Disturbi di regolazione
  • Disturbi della relazione e della comunicazione
  • Disturbi da deficit dell’attenzione, iperattività, impulsività
  • Disturbi specifici dell’apprendimento
  • Disturbo dello sviluppo intellettivo (disabilità intellettiva, sindromi genetiche)
  • Disturbi neuromotori e sensoriali (patologie del sistema nervoso centrale, tra cui paralisi cerebrali infantili, o periferico come paralisi ostetriche con lesione del plesso brachiale; sindromi genetiche)

Come strutturiamo la Terapia Psicomotoria in For Me Centro Medico?
Inizialmente si esegue una valutazione delle abilità motorie, prassiche, cognitive, ludiche, emotive, relazionali e comunicative del bambino. Insieme ai genitori, si sceglie il percorso migliore da intraprendere e se ne determina la durata effettiva.

Individuati i punti di forza e di debolezza, la Neuropsicomotricista fissa degli obiettivi a breve, medio e lungo termine. La seduta di Terapia neuropsicomotoria si struttura tramite attività di gioco, finalizzate al potenziamento delle abilità in cui il bambino presenta difficoltà o un ritardo. All’interno della seduta, in seguito al distaccamento dall’attività corporea, si propone la riproduzione del vissuto, attraverso attività grafiche o con l’utilizzo di materiale plastico.

Il trattamento dura all’incirca 45 minuti e al termine viene fatto un punto della situazione con il genitore, il quale viene informato sull’andamento della terapia e sulla rispondenza agli obiettivi del bambino.

Al lavoro in stanza con il bambino, si associa un’importante collaborazione con la famiglia e le insegnanti, che saranno coinvolti direttamente nella pianificazione del progetto terapeutico.

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